Spesso accade che le posizioni politiche e la visione della società cambino con l’avanzare dell’età. Capita che giovani idealisti e progressisti finiscano per abbracciare posizioni più conservatrici man mano che procedono nella vita e si scontrano con il duro mercato del lavoro e con le ingiustizie che, chi più chi meno, dobbiamo tutti affrontare.
L’ottimismo è uno degli ingredienti fondamentali dell’essere giovani e progressisti: un’incondizionata fiducia nel futuro e nelle proprie possibilità, che paiono infinite. Ma il tempo non si ferma, e l’ottimismo talvolta cede il passo a un disilluso realismo, che genera rabbia, frustrazione e rassegnazione. Sentimenti che portano a guardare con sospetto e diffidenza quel progresso tanto decantato in giovinezza.
Il denaro è un altro elemento chiave in questa dinamica. Il modo in cui lo guadagniamo e lo spendiamo influenza in parte la nostra visione della società. Il ricco tende a vedere nel povero una persona che non si è impegnata abbastanza; il povero vede nel ricco una persona nata privilegiata o addirittura disonesta. Il denaro alimenta le divisioni nella società, e c’è ben poco che si possa fare per risolvere questo problema.
Ho l’impressione che oggi stiamo assistendo all’invecchiamento e al conseguente “incattivimento” di un gruppo di persone che, ahimè, detiene più potere di quanto dovrebbe mai essere concesso a un singolo individuo. Parlo dei grandi imprenditori della Silicon Valley e, in particolare, di due di essi: Mark Zuckerberg ed Elon Musk.
Un tempo ambasciatore di un mondo libero e interconnesso, inclusivo e rispettoso delle diversità e delle minoranze, il Mark Zuckerberg di oggi somiglia più a un tipico quarantenne in piena crisi di mezza età, patetico e pieno di astio nei confronti della società.
Elon Musk, poi, ha assunto posizioni reazionarie dopo anni di impegno pubblico su temi come la sostenibilità ambientale. La sua meravigliosa visione di un’umanità colonizzatrice di Marte si sta lentamente trasformando nella visione di un altro essere umano, egli stesso, dominatore del mondo terrestre.
Se la forza progressista e idealista che spingeva la società a progredire proveniva dal mondo tech, a cui si guardava con ammirazione, ora dove dobbiamo ricercarla? La politica ha fallito miseramente e non è mai stata così carica di rabbia e di volontà di dividere, anziché unire. La società civile è svilita da un sistema che la ignora o dispersa nell’universo digitale, che polarizza le posizioni e genera invidia, astio e altra cattiveria.
Da ateo, mi chiedo se a portare bontà nel mondo non possa essere una ritrovata spiritualità, una fede religiosa basata su valori fondanti di amicizia, amore, fraternità e perdono.
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