Ad 8 mesi dalla nascita del mio primo figlio ho deciso di usufruire del congedo parentale facoltativo per 3 mesi, per poi cambiare vita iniziando un’avventura da libero professionista che spero possa regalarmi soddisfazioni negli anni a venire. 

Trascorsi due terzi del mio congedo, mi rendo conto di quanto questo momento sia speciale per il tempo che posso trascorrere accanto al piccolo Lorenzo, costruendo con lui un legame forte, ma non solo. In due mesi di stop, dopo 10 anni di lavoro in agenzia, mi sto rendendo conto di quanto il congedo parentale mi stia aiutando a rafforzare una serie di soft skill che mi saranno certamente utili quando tornerò a misurarmi con il mondo del lavoro. 

La pazienza è la virtù dei genitori forti 

Potrà sembrare scontato, ma diventare genitori ed esercitare questo ruolo a tempo pieno mi ha insegnato a sopportare situazioni che fino a prima facevo molta fatica a gestire. 

Mettere a dormire un bimbo con l’influenza, svegliandosi oltre dieci volte nell’arco di una sola notte, trascorrere ore intere a calmarlo per poi ottenere solo qualche decina di minuti di sonno precario, presto interrotto da un nuovo pianto proveniente dalla culla. Sono cose che lasciano il segno e fortificano la capacità di trarre un respiro profondo e “andare avanti”. 

La genitorialità è una forma di meditazione 

Il congedo parentale consente di focalizzare tutte le proprie energie sull’accudire una persona che ha costantemente bisogno di te. Come ogni pratica di meditazione, anche la genitorialità esercitata a tempo pieno offre la possibilità di sgomberare la mente da qualsiasi cosa non sia strettamente legata alla gestione del momento presente. Meditare ogni giorno fortifica la nostra abilità nell’essere pacati, calmi e saper gestire una situazione senza farci prendere dal panico. 

Prima il dovere e poi, se avanza tempo, il piacere

Ci sono situazioni in cui le cose vanno fatte e basta, “no matter what”. I figli hanno bisogno dei propri genitori anche quando questi sono malati, annoiati, frustrati, distratti o stanchi morti. 

Non fermarsi, anche quando non ce la si fa più, perché si è consapevoli della responsabilità che si porta, aiuta a rafforzare la perseveranza, la capacità di portare a termine task difficili in situazioni difficili. 

Arrivare in tempo è una sfida quotidiana 

Erano belli i tempi i cui bastava svegliarsi, lavarsi i denti, prendere le chiavi della macchina e partire. Arrivare puntuali ad una vaccinazione, una visita dal pediatra, un appuntamento in comune, o solo una qualsiasi occasione sociale, richiede nuove capacità di gestione del tempo e previsione dell’imprevisto. 

Solidi come la roccia, teneri come la gomma piuma 

Per alcuni, troppi, individui, il genitore che fa delle scelte nette per esercitare il proprio ruolo a tempo pieno, anche solo per un periodo limitato di tempo, è una persona che rifugge le proprie responsabilità da lavoratore, uno scansafatiche, nel peggiore dei casi. 

Per fortuna non mi sono trovato nella condizione di dover rispondere a questo tipo di accuse ma tanti, attorno a me e con esperienze simili, hanno dovuto sopportare lo stigma sociale che spesso viene associato al neo genitore, donna o uomo che sia. 

La verità è che, quei genitori che imparano ad accusare i colpi inflitti dalla sicietà, sono ancora più forti. Crea in loro la volontà di non accettare che le cose debbano andare in un certo modo ma prendere l’iniziativa per favorire il cambiamento.