La cosiddetta AI permea ormai il contesto lavorativo in ogni ambito. Sempre più imprenditori, probabilmente galvanizzati dagli speech di leader delle big tech della Silicon Valley, condivisi a ripetizione sui social media, chiedono ai dipendenti di utilizzare il più possibile strumenti di AI per aumentare la produttività.

Si sta perdendo di vista il valore del percorso per concentrarsi esclusivamente sul risultato.
Pare non sia più importante ciò che accade nella mente di un creativo quando si ferma per ore a riflettere su un’idea: valutando le alternative, abbozzando strategie e, infine, arrivando a una conclusione.
Ore che, per molti dirigenti, potrebbero essere “risparmiate” dando in pasto un prompt a ChatGPT, ma che costituiscono le radici di un’idea o una strategia solida.

Senza il percorso creativo, fatto di valutazione, ponderazione, riflessione, passi indietro e passi avanti, un’idea risulterà sempre inconsistente, come un bellissimo castello di carte pronto a cadere al primo soffio di vento.

Svalorizzare il percorso creativo complica anche il processo di revisione di un’idea o di una strategia.
Immaginate che un’idea sia come una bellissima automobile. Esteriormente è un oggetto elegante, dalle linee sinuose e accattivanti, un vero piacere per gli occhi, ma al suo interno è costituita da migliaia di componenti. Ora immaginate che l’automobile abbia un problema tecnico, per esempio al cambio, e che nessun meccanico al mondo sia in grado di risolverlo perché nessuno sa come quel cambio sia stato assemblato. Acquistereste mai un’automobile sapendo che, se si rompe, nessuno potrà aggiustarla?
Allo stesso modo, vi fidereste di qualcuno che propone un’idea senza essere in grado di spiegare il percorso creativo che ci sta dietro?

Se mi trovassi nella posizione di indicare un metodo di lavoro a dei creativi, direi loro di non utilizzare strumenti di AI durante la fase di sviluppo del percorso creativo. Li incoraggerei, invece, a dedicare ore del loro tempo a pensare, riflettere, abbozzare idee, con l’obiettivo di arrivare a una conclusione solida. Mi confronterei poi con loro, chiedendo di spiegare il percorso creativo che li ha portati a una determinata conclusione, per assicurarmi che abbiano sviluppato la consapevolezza necessaria ad affrontare eventuali processi di revisione.

Solo a questo punto consentirei loro di aprire le porte all’AI, sottoporre l’idea a strumenti come ChatGPT e valutare le considerazioni e le possibili alternative proposte. Un utilizzo corretto dell’AI, a mio avviso, arricchisce il percorso creativo, non lo sostituisce.

Serve consapevolezza, serve tempo.